- di don Davide e don Alberto -
Nel 1961 nasceva la Marcia della pace Perugia-Assisi, un evento civile
nato dal desiderio di promuovere la fraternità, i diritti umani e il disarmo, capace di radunare migliaia di persone.Nel 1980 vide la luce la Marcia Francescana, con partenza dalla Verna e direzione Assisi: un cammino più spirituale, alla ricerca di una pace interiore seguendo le orme di San Francesco. A quella prima edizione parteciparono 100 giovani; la seconda divenne subito un appuntamento nazionale con 400 ragazzi, mentre nel 1982 i partecipanti furono già 600.
Entrambe le esperienze erano caratterizzate dal desiderio di ritrovarsi, condividendo la gioia del camminare e del pregare insieme. Erano gli anni della Guerra Fredda, della corsa agli armamenti e dell’incubo atomico: tempi, purtroppo, non troppo diversi da quelli che stiamo vivendo. Nel 1986 fu poi Giovanni Paolo II a inaugurare la Preghiera per la Pace ad Assisi, un momento spirituale aperto a tutte le religioni e a tutti gli uomini desiderosi di costruire una pace giusta.
Da quelle prime esperienze sono passati diversi anni e migliaia di giovani, non solo italiani, hanno continuato a nutrire questa profonda esperienza di fraternità. Una prima, amara osservazione potrebbe suggerire che tutti questi chilometri percorsi a piedi non siano serviti a nulla; oppure, al contrario, questi appuntamenti ci ricordano che non si può smettere di camminare. Gli operatori di pace devono lavorare incessantemente per sensibilizzare l’opinione pubblica e concretizzare nuove iniziative.
Anche nella nostra città si svolge (sabato 11 aprile 2026) la sesta edizione della Marcia della Pace. I tempi attuali ci impongono una riflessione profonda sulle dinamiche – non sempre chiare – legate ai conflitti in corso, ma soprattutto risvegliano in chi è sensibile una domanda fondamentale: "Che cosa possiamo fare noi?". Sembra quasi l’unico aspetto positivo scatenato dall’orrore della guerra: la riscoperta di un "noi".
Negli incontri preparatori all'evento, abbiamo visto come diverse persone, desiderose di dare voce al dolore per le migliaia di vittime innocenti, abbiano scelto di contribuire attivamente a una cultura della pace. Mettendosi insieme, hanno dato vita a iniziative significative.
Economia ed Ecologia: La presentazione del libro “Uscire dalla guerra per un’economia di pace” è stata l’occasione per approfondire temi cruciali. Non si è trattato di uno sguardo teorico, ma di un dialogo ricco di suggerimenti pratici su come vivere da cittadini consapevoli.
Solidarietà concreta: L’incontro con don Luigi Chiampo e i volontari del Rifugio Fraternità Massi di Oulx ci ha permesso di ritrovare un’umanità sensibile al tema delle migrazioni, capace di offrire risposte concrete oltre i messaggi pessimistici dei media.
Cultura e Testimonianza: Preziosi sono stati i contributi di Alessandro Ciquera volontario dell’Associazione Colomba, Alessandro Svaluto Ferro (direttore dell’Area Sociale della Diocesi di Torino), la mostra “Restiamo Umani” di Max Ungarelli e l’incontro con Fra’ Marco Costa dell’Associazione Midrash.
L’aspetto più apprezzato è stato proprio quel “noi” che ha guidato ogni riflessione. È stato stimolante collaborare con le associazioni del territorio, l’amministrazione comunale e le comunità parrocchiali. Abbiamo guardato nella stessa direzione, uniti dal desiderio di vicinanza.
Sappiamo bene che le grandi dinamiche mondiali sfuggono al nostro controllo, ma è prezioso vedere quante persone abbiano trasformato sogni in idee vincenti. Non c’è nulla di buono nella guerra, ma questo desiderio di unire le forze per costruire la pace è un sentimento che dobbiamo custodire. Guardare nella stessa direzione non per cercare un nemico comune da combattere, ma un’amica desiderata da accogliere: la pace.
Ci avviciniamo alla Pasqua, la Resurrezione del Signore Gesù. È bello ricordare che le sue prime parole furono: “Pace a voi!”. Sono parole che disarmano ogni rancore e desiderio di vendetta. Ci ricordano: che la pace non è solo il frutto dei nostri sforzi, ma anche un dono di Dio da accogliere e che spesso la pace comincia proprio dall’educare il linguaggio. Si potrebbe proprio partire da qui: Pace a voi!
Don Davide
Don Alberto
Parroci