Don Paolo era molto affezionata a questa fotografia.
L’aveva fatta ingrandire e inquadrare, l’aveva voluta anche nella cameretta della Casa del Clero, dove ha passato gli ultimi mesi allettato.
Ha una storia particolare questa immagine. Ce la racconta Davide Demichelis, ora giornalista televisivo e all’epoca animatore dei Campi della Gioventù.
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Quella nuvola bianca non l’aveva vista nessuno: il cielo era terso, limpido, blu dipinto di blu.
Estate 1984, luglio, campo adolescenti. Un’ottantina di ragazzi per due settimane in montagna. Come sempre l’esperienza si concluse con una camminata impegnativa, sulla vetta più alta: il monte Thabor, 3178 metri. Qualche giorno prima, uno di loro, Vincenzo De Giulio, espresse un desiderio: “Voglio essere battezzato”.
Non era mai accaduto, durante un campeggio. Don Paolo però, colse l’occasione al volo: “Lo celebreremo su, in cima al Thabor”. Vincenzo chiese a me, capocampo, di accompagnarlo in questo percorso, come padrino di battesimo.
E così quella lunga e faticosa camminata per raggiungere la vetta del Thabor si caricò ancor più di significati. Ma la fatica, la fame e la sete di tutti noi, rischiarono di avere la meglio. Quando arrivammo in vetta, infatti, ci accorgemmo che avevamo bevuto tutta l’acqua. E senz’acqua, su una vetta dove ovviamente non ci sono sorgenti né fontane, un battesimo come si fa? Don Paolo partì con una delle sue sfuriate. Era da qualche giorno che non si parlava d’altro e stava saltando tutto. Poi, l’idea che salvò l’evento e calmò il don: sciogliamo un po’ di neve!
E così Vincenzo venne battezzato a più di tremila metri, circondato dalla partecipazione, l’affetto e la preghiera di un nugolo di adolescenti come lui. E benedetto anche da una nuvoletta che quel giorno non vide nessuno, ma che ancora oggi, 42 anni dopo, appare lì, sulla sua testa, in quella foto. Come la mano del don, che accompagnerà per sempre Vincenzo, e tutti noi.
Davide Demichelis