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Perché l'Anno Francescano

Società e cultura
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Tra il 1181 e il 1182 nasce ad Assisi Francesco; in realtà il suo nome è Giovanni. È figlio di un facoltoso commerciante, Pietro Bernardone, che al momento della sua nascita si trova in Francia per commerciare stoffe.

Francesco, come tutti i giovani, sogna gloria e imprese; studia canto e prende lezioni di latino, francese, equitazione e scherma. Lo conducono a una profonda revisione della sua vita un anno trascorso in prigione per qualche sregolatezza di troppo e gli incontri con i mendicanti, con il lebbroso e con il Crocifisso di San Damiano, dal quale ode le parole: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Comprenderà in seguito il significato di quel messaggio: non solo i muri della chiesa che frequentava erano in stato pietoso, ma ancor più la Chiesa come comunità religiosa.

Del fratello Angelo si sa poco; le cronache del tempo riportano un dialogo a distanza. Un giorno si incontrano mentre Francesco aiuta alcuni poveri. Il fratello non lo saluta,  ma con molta acredine ,rivolto a un passante, dice: «Di’ a Francesco che ti venda almeno un soldo del suo sudore!». Francesco risponde gioiosamente: «Venderò questo sudore, e molto caro, al mio Signore».

Francesco sceglie la povertà, l’amore per il Vangelo e per Cristo. Senza presunzione né orgoglio, dà vita a un ordine religioso, ne scrive la Regola e compone il Cantico delle creature, lode a Dio per ogni cosa creata. Per lui la morte è «sorella amata», perché conduce all’incontro finale con il Padre creatore.

Le antiche biografie raccontano che Francesco, nell’estate del 1224, in un momento di crisi umana e spirituale sul Monte della Verna, nel Casentino, ricevette «nel crudo sasso intra Tevero e Arno» le stimmate. Così vivrà nella propria carne, ogni giorno fino all’incontro finale, la sofferenza di Cristo patita sulla croce. Arrivano i primi compagni: Egidio, Silvestro, Bernardo di Quintavalle. Papa Innocenzo III e papa Onorio III confermano la Regola. Nel 1226, 800 anni fa (…ecco perché il 2026 è stato proclamato dal Papa Anno Giubilare Francescano), Francesco muore nudo sulla terra, alla Porziuncola. «Benvenuta, sorella Morte», dice, aggiungendo una strofa al suo Cantico di frate Sole. E quando gli suggeriscono di pentirsi, risponde: «L’ho già fatto questa mattina. Adesso voglio lodare la bontà di Dio».

Chesterton lo definisce «genio del Duecento» e provocatore del mondo moderno; per De Wohl è un eroe evangelico, forte e radicale. Entrambi descrivono un santo che, anche nel nostro tempo, continua a essere motivo di attrazione. Nel Paradiso di Dante, san Tommaso d’Aquino parla di lui con parole calorose ed entusiasmanti: è un nuovo sole, e Assisi dovrebbe essere chiamata «Oriente». Erich Auerbach individua in lui un nesso profondo tra storia e profezia: ogni sua azione è come l’amore per una donna già amata da Cristo e disprezzata dal mondo, Madonna Povertà. Francesco lotta per lei, la sceglie davanti al vescovo e al padre; in lei realizza la sua vocazione e la somiglianza con Cristo.

Il Parlamento italiano ha di recente approvato la legge per cui la giornata del 4 ottobre, data della festa liturgica di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia con Santa Caterina da Siena, è tornata a essere festa civile. San Francesco è considerato «il più santo degli italiani e il più italiano dei santi».

Marcello Aguzzi

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